Benvenuti nella mia capanna

Ciao, se sei solo un visitatore curioso ti posso dire che a volte, nella vita, capita di andare in posti meravigliosi dove ti senti come parte di qualcosa di enorme e di stupendo che non sai neanche spiegare ma che ti strega per sempre costringendoti a ritornare per sentirti nuovamente parte del tutto. Ebbene in questo blog inserirò i ricordi, le foto, i film e i giornalini dei miei anni vissuti a Borca di Cadore nel Campeggio Eni ma premetto che solo chi è stato li può capire....

Se invece sei un ex capo, un ex coordinatore, ragazzo o ragazza che ha percorso un piccolo grande cammino come me allora fatti conoscere, vieni qui nella mia capanna e lascia un tuo segno. Puoi anche andare al mitico blog di Sergio http://vacanzeni.blogspot.com dove ci siamo riuniti un po tutti da ogni parte d'Italia e dove naturalmente ci sono anche io: ex coordinatore Pasquale

giornalino del campo azzurro anno 1987
giornalino del campo giallo anno 1979

giornalino del campo rosso 1980

video

E' un filmato d'epoca girato con una cinepresa super8 ! Si prega di non piangere......

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Il campo rosso è stato il mio primo campo. Ricordo che il coordinatore si chiamava Rocco ed era di Salerno. A quei tempi (1978) le selezioni dell'ENI si facevano ad Idice di San Lazzaro. Poi, verso marzo - aprile c'era lo stage a Borca a Villa Ines. Io sono nato nel Lazio e non avevo mai visto montagne così alte. Mi impressionò anche il colore verde chiaro delle foglie, ero abituato al verde scuro delle nostre zone. La prima "pettata" fu per me tremenda allo stage e il mio coordinatore mi disse ridendo che quella era solo la salita per arrivare al campo!

 

Si arrivava qui con il pulman e da qui si partiva poi per le varie destinazioni come la Val Travenanzes. Ricordo una volta che, dopo ore ed ore di marcia, arrivammo all'altro lato di una montagna e solo li ci accorgemmo di aver sbagliato sentiero....Tra urla, piedi gonfi, lacrime e imprecazioni si sentii la voce baritonale di un capo di cui non ricordo il nome, che urlò a tutti  che disperandoci non avremmo risolto il problema e che volenti, nolenti o dolenti dovevamo ripercorrere in senso inverso metro dopo metro l'intero percorso per arrivare dove ci aspettava il pulmann che ci avrebbe riportati al campo. Noi capi avevamo tutti i piedi gonfi  ma credo che quella esperienza
Noi capi avevamo sempre il vizio di "fare le prediche", chissà perchè ci attirava tanto....e le riunioni di solito servivano a fare richiami, dare avvertimenti, notizie,ecc. solo la sera, dopo cena, servivano per passare l'ora di veglia prima della nanna!!!
      Ebbene si, questo sono io. Non riesco a capire perchè a 13 anni ero più o meno così e a tutt'oggi continuo ad essere più o meno così! La divisa era classica e nel tempo non è molto cambiata, forse i colori degli ultimi anni. Scarponi zamberlan, calzerotti, calzettoni, calzoncini alla zuava o corti di velluto a coste, camiciotto, gilè e maglione girocollo. Ah...poi c'era il famoso zaino di Walter Bonatti e il fazzolettone. Completava la bardatura il "gommone" così chiamavamo quella specie di casacca impermeabile color grigio celeste scuro che ci portavamo appresso nelle uscite.
Ragazzi, questo è Claudio GILET, uno dei  capi più in gamba che abbia mai conosciuto. Esperto scout, animatore, esperto montanaro e i ragazzi lo seguivano come calamitati. Ora fa il capostazione in una delle stazioncine della linea della freccia della laguna, tra Padova e Calalzo. Se riesco a beccarlo lo trascino nel nostro blog, quello di Sergio.
Chi non ricorda il mitico rifugio cinque torri ricco di storia e pieno di foto in biancoe  nero della prima guerra mondiale. La mia "panza" è proprio "fedele nei secoli"
Questo è il più bel team di capi che io ricordi. Tutti molto ma molto in gamba. Quello alto in basso a sinistra aveva l'abitudine di svegliare i ragazzi del campo rosso al mattino con  un "corno" dal suono buffissimo che faceva morire dal ridere .
Gli azzurri, un anno, erano i più piccoli mentre per gli altri anni ad essere i più piccoli erano i gialli. Qui avevamo incrociato nei pressi del Rifugio Palmieri un battaglione di alpini in marcia che ci fecero compagnia per un bel pò. In una delle pause ci fecero vedere come funzionava la radio da campo. Sapete quale era la batteria ? una specie di bicicletta fissa pedalata forsennatamente da un alpino, la dinamo producendo corrente alimentava la radio uauauauaua
I momenti più belli erano comunque quando ci si riuniva attorno al fuoco aspettando le salsicce. Vi ricordate il vin brullè ? Chi non l'ha mai fatto.....Ma chissà perchè tutto di quei posti era squisito...e gli strudel di San Vito ?......e lo speck ?.......e la grappa alle bacche di pino ?......Per la miseria ragazzi....ora capite il perchè della mia panza ?
Qualcuno una volta mi fece assaggiare le banane arrosto...ma sono buonissime...non le avevo mai assaggiate!
I mitici capi del campo azzurri....forse qualcuno riesce a ricordare il formidabile Carlo Zuccalà, ultimo a destra e il mitico Gianfranco Ara divenuto Direttore, quello con la barba vicino a lui. Io avevo abituato i miei capi in un modo un po tenerone. Al mattino, dopo un uscita pesante, gli portavo la colazione a letto nella capanna e consentivo a coloro che proprio non ce la facevano  ad alzarsi, di rimanere ancora un po sotto le coperte. La sua pattuglia in questo caso veniva presa da un altro e portata a colazione in mensa. Che spirito di gruppo eh ? Lo dico con orgoglio: è tutto merito mio e ne vado fiero!
Questa è una delle poche foto con Padre Antonio Colicelli, forse la persona più stimata, più esperta e più in gamba di tutti noi. Non so neanche quanti anni è stato il cappellano del campo, una vita! Io mi ricordo le sue messe celebrate sulle montagne negli altarini in pietra a strapiombo sull'infinito. Che sensazioni ragazzi, mai sentito più vicino a Dio di quei momenti! Padre Colicelli stava in una parrocchia romana dalle parti di Via Appia mi pare, credo proprio che qualche volta andrò a trovarlo per trascinare anche lui nel blog di Sergio
Ancora Carlo Zuccalà, sempre Carlo Zuccalà, torna Carlo Zuccalà, insieme a Carlo Zuccalà.

 

.....a proposito....ecco Carlo Zuccalà

Ha fatto strage di cuori sia tra i capi che tra i ragazzi, la mitica stupenda Dottoressa, non ricordo il nome ma ricordo solo che era bellissima e di una allegria contagiosa. Ma perchè stavamo tutti in infermeria a chiedere cure ? Ricordo che lei era di Udine.
Bè ragazzi...io mi alzo in piedi in segno di rispetto, si vede male ma quello in piedi è nientemeno che il formidabile Direttore, Dottore  Francesco Chiaramonti. Pensate che io l'ho rincontrato a Roma faceva il Direttore (ma è un segno del destino il suo) al centro antidiabetico dei cavalieri di malta di via Palmiro Togliatti. Come è piccolo il mondo eh ? L'ho perso di vista ma giuro che lo ritroverò un giorno e lo trascinerò nel nostro gruppo
Eccolo il Gianfranco Ara al naturale. Quando divenne Direttore io già ero andata via dal campo perchè trovai un lavoro fisso a Roma e terminò la mia era al campeggio ma mi hanno detto che è stato uno dei più bravi Direttori ....e l'ho selezionato io ad Idice!!!!!!!
Si...avete visto bene......quella nella capanna è proprio la Dottoressa bellissima come sempre. Quel letto non fu mai più rifatto !
Questa era l'interno disordinato della capanna del campo azzurri. Ma  nooooo....in fondo ancora Carlo Zuccalà.......
Bè....questo era uno dei capi si chiama Matteo FIORE ed è di San Severo in Puglia. Un ragazzo eccezionale, religiosissimo, sapeva farci riflettere anche se, in quel contesto, forse non serviva. La sera si metteva in Direzione e telefonava - a scrocco -  alla sua Lucia. Fu così che mi venne in mente un diabolico scherzo: Lasciai il microfono dell'amplificatore acceso, sapete quello che si usava per avvisi con altoparlanti in tutti i campi e che diffondeva la musica per svegliarci al mattino ? Bene, la sera, quando Matteo andò a telefonare alla sua ragazza 240  ragazzini, 28 capi, 4 coordinatori, 1 direttore, segretaria, dottoressa e personale mensa, guardaroba ecc. sentirono l'idillio!!!!!!!!!

NON MI PARLO' PIU' PER MOLTI GIORNI...MA POI ABBIAMO FATTO PACE ...UAUAUAUAUAUAUAU

Bè...qui Padre Colicelli si vede meglio, quello in mezzo è il mio amico Leonardo Scilla, ogni tanto ancora ci vediamo. Leonardo è l'autore del filmato che potete vedere a sinistra in questo blog.

.....MMMM non sono ancora dimagrito eh ?!!!!

No....non direi proprio....sembra un cocomero quello che ho.....

Comunque stavamo ai Piani di Greanes...ed io ne avevo leggermente approfittato...

(COMA PROFONDO....CATATONICO..)

eccoli finalmente i famosi GOMMONI...eravamo alla val Travenanzes per andare a un rifugio e, dopo circa 3 ore di percorso, inizia a piovere a dirotto, un uragano di acqua ! Io e gli altri capi facciamo fermare i ragazzi e gli diciamo di indossare il gommone in tutta fretta e...UNO DI LORO NON CE L'AVEVA !!!! mMmMMmm...ME LO SAREI MANGIATO. Comunque in questi casi il discorso è chiaro: se si ammala un ragazzo per noi c'è la sedia elettrica dopo l'olio di ricino e le frustate ma se si ammala uno di noi al massimo ci offrono una sigaretta e, quindi, tiriamo a sorte tra i capi eeeee TOCCA A ME! Consegno il gommone al ragazzino dopo averlo scuoiato vivo con gli occhi e dico ai capi che io accelero per andare al rifugio prima così becco poca acqua. Mi incammino di buon passo e rapidamente distanzio il gruppo, iniziano i fulmini ... Io un poco spaventato mi metto quasi a correre quando il sentiero passava proprio in mezzo a un bosco di abeti e una mandria di grandi vacche dolomitiche. Non so perchè mi ricordai di qualcuno che disse che i fulmini sono attirati dai boschi e dagli zoccoli delle vacche. Io, ormai in preda al panico, mi metto a correre e sbaaaaannnnnggg vado a finire proprio spiaccicato ad un albero. Gli occhiali partono subito e si spezzano in due ! Meno male che io, sempre previdente, mi portavo sempre appresso un po di filo, nastro isolante ed altre cose di utilità. Mi fermai un attimo a rappezzare gli occhiali ma finì per infilarmi un paio di occhiali grotteschi e storti in giù. Non ci vedevo affatto e, ormai correndo all'impazzata  con i fulmini che mi inseguivano, vidi in lontananza la luce del rifugio che mi sembrò il paradiso. Gesticolando, fradicio e sudato fino alle ossa, faccia sfigurata dalla paura e dagli occhiali orrendi mi avventai sulla porta spalancandola come un bandito calabrese e....nel rifugio c'erano un gruppo di austriaci che si fermarono bloccati a guardarmi stupiti......."...NIENTE PAURA, SONO DEL CAMPEGGIO ENI DI BORCA....." E PIANSERO TUTTI CON ME......  
Ve la ricordate la "pattuglia di servizio" ? Era una forza vedere questi ragazzi che per tutto il giorno giravano tutto il campo in cerca di cartacce e pulivano tutto con grande zelo. Il momento più bello era quello della mensa perchè la pattuglia godeva di un trattamento particolare. Il fazzolettone era multicolore per distinguerli dagli altri.
Questo capo, molto stanco, non sta li per riposarsi ma..per essere panato e buttato sul fuoco a sinistra. I ragazzini a destra infatti lo guardano con golosità e appetito.
Bianchi, rossi, gialli...tutti uniti nella "lotta"
Questi erano indimenticabili momenti di socializzazione. Passava la stanchezza, veniva l'allegria e...le salsicce di Borca e lo strudel di San Vito.

Si intravede, sulla sinistra, il mitico totem del campo rosso - mia superba creazione- che durò ancora per molti e molti anni.

I ragazzi del campo azzurri erano i più piccoli, si faceva a turno ogni anno tra campo giallo (l'ultimo in alto) e il campo azzurro (l'ultimo in basso). Vedi mai che qualcuno del blog di Sergio si riconosca proprio in questa foto....
Quel capo in fondo è di Pontremoli, si chiama Silvio ed era simpaticissimo
Chi non ha mai bevuto almeno una volta l'acqua sorgiva da un torrente o un ruscello di quei luoghi? Era una delizia ma talmente buona che ogni volta che tornavo a Roma, riempivo una borraccia di acqua del rubinetto e la mettevo in frigorifero per cercare di ricreare un pochino la dimensione.....uauauauau sono decisamente matto da legare !
Ed eccomi con Silvio di Pontremoli....mmmmm si....la faccia da matto ce l'ho.....
Ragazzi..fermi tutti ed alzatevi in piedi in segno di rispetto ed onore per questo capo. E' di Padova ed è una delle persone più simpatiche che abbia mai conosciuto ma...mi sento in colpa verso di lui. Ci fu un anno, verso Natale, che lui venne a Roma e mi telefonò per una pizza ma.....ero in bolletta sfigata e non ebbi il coraggio di accettare e mi vergognavo un poco a dirglielo e quindi gli inventai una scusa per non uscire ma...ragazzi mi dispiacque proprio tanto.....non me lo perdonerò mai.....
continua la camminata....verso i piani di Greanes...ricordate ?
Quando dovevamo prendere il pulmann per un uscita lo aspettavamo sempre in un piazzale a metà strada tra Borca e il campo